Un ragazzo turco a Bologna
Il caso riguarda un adolescente di nazionalità turca, 17 anni, giunto in Italia intorno ai 10 anni di età.
Attualmente frequenta la 3^ classe di un Istituto Agrario.
Da due anni è in corso un PROGETTO FORMATIVO SCUOLA - FONDAZIONE GUALANDI concordato tra neuropsichiatra, scuola, famiglia e Fondazione Gualandi, richiesto dalla scuola come miglioramento dell’offerta formativa sia dal punto di vista didattico che educativo.
Il progetto, realizzato interamente dalla e presso la Fondazione Gualandi, prevede la partecipazione gratuita al laboratorio Italiano Amico per 3 giorni a settimana.
Il ragazzo presenta ipoacusia profonda ma non si conosce con precisione come, perché e quando sia diventato sordo. E’ stato diagnosticato nella sua terra e protesizzato in Italia.
La competenza linguistica è assente, la comprensione limitata a contesti strettamente concreti e attuali, l’eloquio, quando presente, è incomprensibile e sempre accompagnato da gesti: tutto ciò fa pensare ad altre difficoltà associate alla sordità al momento, però, non diagnosticate.
In famiglia si parla turco; pare aver frequentato una scuola per sordi in Turchia, dove erano utilizzati solo i segni. Attualmente comunica con segni italiani.
Il progetto congiunto FG – scuola mira a dare al ragazzo innanzitutto libertà e indipendenza nel muoversi, aumentare la fiducia nelle proprie capacità e a aumentare gli strumenti per rapporti interpersonali più corretti. Soprattutto si sta cercando di lavorare sulla competenza verbale puntando al momento al consolidamento di un lessico minimo di base legato al contesto e agli scambi comunicativi quotidiani.
Il lavoro viene fatto in comprensione ed espressione orale sempre associate ad un’azione concreta, in modo da creare l’esigenza di esprimersi verbalmente e con il rinforzo della parola scritta in particolare attraverso la creazione di un elenco di parole al muro aggiunte via via che vengono “sperimentate” ed incontrate e che diventano una traccia a cui il ragazzo inizia a riferirsi nelle produzioni spontanee.
Inizialmente il ragazzo non aveva nessuna produzione verbale spontanea e la comprensione non era assolutamente legata alla lingua verbale. Dopo due mesi di tre incontri settimanali il ragazzo è più consapevole dell’importanza della comunicazione verbale e della sua possibilità di accesso. Cominciano le prime produzioni verbali spontanee per esprimere comandi ed esigenze e soprattutto per fare domande.
L’esperienza con questo ragazzo fa pensare che l’acquisizione di una lingua, parlata e scritta passa attraverso la costruzione paziente di relazioni e gesti concreti quotidiani compresi e scoperte inattese e condivise.
Ma la stessa esperienza lascia aperte altre questioni:
- Forse ci si ostina a considerare come derivanti dalla sordità difficoltà di altro genere che complicano il suo percorso?
- Può essere sufficiente un progetto anche intensivo che però fatica ad estendersi a tutti gli ambiti di vita del ragazzo?
- I risultati del lavoro raccolti in questi anni, non solo qui in Fondazione, sarebbero stati gli stessi in un contesto familiare, culturale e linguistico, differente e più attento?
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