Una ragazza dominicana a Bologna
Il caso si riferisce ad una ragazza di 15 anni di nazionalità dominicana che dopo essere venuta in Italia per cure mediche non legate alla sordità vi si è poi stabilita definitivamente dall'età di 11 anni. L'adolescente ha frequentato dall'età di 5 anni un istituto per sordi nel paese di origine, dove ha seguito un'educazione di tipo bimodale, e dall'età di 11 anni ha frequentato le scuole normali in Italia. Da quest'anno (2008/09) frequenta la 1° superiore di un I.P. con indirizzo Abbigliamento e Moda.
La diagnosi indica una sordità profonda preverbale bilaterale da meningite; la protesizzazione (monolaterale) è avvenuta all'età di 3 anni; all'età di 7 anni la protesizzazione è divenuta bilaterale e all'età di 11 anni è stato applicato l'impianto cocleare. La logopedia è stata sempre fatta all'interno della scuola per sordi frequentata nel paese di origine; in seguito l'intervento logopedico è proseguito e prosegue, tutt'ora in Italia presso la ASL di Bologna.
La ragazza non ha competenza linguistica; ha un linguaggio verbale minimo non strutturato.
La famiglia, attualmente mono-parentale, presenta una situazione di marcato disagio sociale; vi si parlano sia la lingua di origine che l'italiano, e vi si fa un uso sporadico di qualche segno. Attualmente il contatto con altri ragazzi sordi sta aumentando l'uso spontaneo della lingua dei segni.
Il consiglio di classe ha sempre optato per l'adozione di un programma differenziato incentrato sull'ampliamento del lessico e sull'integrazione sociale con gli altri alunni. A scuola sono sempre state presenti le figure dell'educatrice e dell'insegnante di sostegno; attualmente il supporto è dato da insegnante di sostegno ed educatrice.
La frequenza alle attività della FG è iniziata nel 2005 con la partecipazione al laboratorio "Giocare con le parole"; questo inverno ha frequentato il laboratorio "Scuola...Aiuto!" e "Spazio di Incontro".
La partecipazione alle attività ha avuto ed ha come filo conduttore l'attenzione alla lingua italiana parlata e scritta intesa come strumento e fine all'interno del percorso educativo; la lingua orale è stata stimolata attraverso esperienze di gioco, il contatto con situazioni di vita reale, attività di elaborazione e comprensione di temi e concetti propri dell'adolescenza. In questo caso specifico, oltre alle problematiche legate alla sordità, sono presenti altri elementi psico-emotivi che, dietro richiesta della famiglia, sono stati tenuti presenti e monitorati attentamente.
La FG ritiene che lo sviluppo delle capacità comunicativa e relazionale, la possibilità di riconoscere e descrivere ed esprimere in modo adeguato emozioni e vissuti siano, insieme alla lingua italiana, ingredienti indispensabili per l'integrazione.
A livello logistico le attività hanno naturalmente tenuto conto degli impegni della ragazza a logopedia e sono andate ad inserirsi nel piano educativo individualizzato.
Gli interventi sono tutti programmati in equipe (neuropsichiatra, logopedista, pedagogista, insegnanti e operatore della FG); le scelte per agevolare la comunicazione sono quelle in linea con gli accorgimenti che vengono sempre usati nella comunicazione con persone sorde, ovvero visualizzazione dell'informazione, LIS quando necessario, attenzioni nel parlare, uso di linguaggi semplificati, ampliamento della conoscenza del lessico italiano di base.
Per l'integrazione della ragazza, come di tutti gli atri soggetti, la FG primariamente stimola sempre e soprattutto il raccordo operativo delle Istituzioni, invitando a mantenere una linea di intervento più comune possibile in modo da avere una visione globale della persona, secondariamente opta per un intervento che sia mirato sì alle competenze strettamente linguistiche e pragmatiche ma soprattutto ad un loro buon uso contestualizzato nella società.
Tuttavia, al momento, a livello linguistico i risultati sono scarsi: la ragazza si esprime principalmente con il linguaggio mimico gestuale e quando si esprime oralmente usa parole-frasi e un linguaggio prevalentemente telegrafico e destrutturato. Il lessico non è sufficiente ad un'autonomia funzionale. I risultati linguistici sono difficili da ottenere per molti motivi, non ultimo dei quali l'età ormai linguisticamente avanzata e l'uso non estensivo dell'italiano. L'applicazione dell'impianto cocleare non sembra aver sortito gli effetti sperati a livello linguistico, in quanto la ragazza non ha un'espressione né una comprensione verbali fluenti; a livello di recupero uditivo invece l'impianto sembra funzionare adeguatamente da momento che la ragazza è inserita nel mondo sonoro anche se limitatamente a suoni e rumori ambientali.
Si riscontrano inoltre difficoltà legate anche ad una volontà non chiara da parte della famiglia in merito al Paese in cui si intende rimanere a vivere; tale incertezza influenza negativamente la motivazione della ragazza ad apprendere e a sviluppare proprio quegli atteggiamenti di stabilità e costanza su cui si lavora.
Si è scelto comunque di continuare gli interventi ipotizzando una futura permanenza stabile in Italia; riteniamo fondamentale, al di là dei risultati strettamente tecnici, rimanere presenti nella vita del soggetto in modo da costituire punto di riferimento fermo in una situazione instabile.
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