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A mani ferme
Il 95,5% dei bambini, bambine, adolescenti di tutto il mondo vive in paesi in cui nessuna legge vieta la punizione fisica nel contesto famigliare.
Le punizioni fisiche sui minori sono ancora autorizzate nel sistema penale di più di 40 paesi, e nel sistema scolastico in oltre 90 paesi. Solo 32 paesi in tutto il mondo, 23 dei quali europei, hanno completamente vietato il ricorso alle punizioni fisiche in qualsiasi contesto, compreso quello famigliare.
Save the Children è un’organizzazione impegnata in tutto il mondo per l'eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti dei minori e in Italia ha lanciato dal 2011
Obiettivo principale è quello di promuovere azioni di sensibilizzazione verso modi più validi di essere educatori, per proteggere i minori dalle punizioni fisiche e dalle altre forme di punizioni umilianti e degradanti in tutti i contesti, compreso quello familiare.
La campagna, condivisa da Svezia, Romania e Lituania, vuole essere preventiva e ha lo scopo di sostenere le azioni dei genitori e non di colpevolizzarli.
In un incontro a Bologna il 17 gennaio presso la sede del quartiere San Vitale, sono stati presentati i risultati di una ricerca da cui emergono ancora notevoli diversità tra i quattro paesi aderenti al progetto. Basti pensare che
Lo “scappellotto”, lo “sculaccione” sono strumenti educativi ancora utilizzati in Italia. Anche se il 20% dei genitori dichiara che all’interno della propria famiglia uno schiaffo “accade ogni tanto”, è diffusa e condivisa dal 50% dei genitori intervistati l’idea che “non ha mai fatto mai male a nessuno”. I ritmi di vita possono essere “esasperanti” ed è proprio questa la principale motivazione che porta dei genitori stanchi a mettere in atto punizioni fisiche. “Ha superato il limite”, “Mi ha portato all’esasperazione” sono le principali giustificazioni che danno i genitori a spiegazione di questo gesto.
Maria Teresa Pedrocco Biancardi, psicologa e psicoterapeuta esperta sull’abuso infantile, presenta il libretto “Guida pratica alla genitorialità positiva”, prodotto all’interno della campagna.
Biancardi sostiene che la violenza è contagiosa e troppo spesso appare l’unica soluzione applicabile, perché anche la violenza viene appresa attraverso il comportamento.
Perché all’asilo ci sono i bambini che tirano le orecchie, graffiano o danno morsi?
Forse non subiscono violenze, però probabilmente non gli sono stati forniti strumenti diversi per rispondere alle frustrazioni.
Cosa significa quindi “genitorialità positiva”? I genitori affaticati e preoccupati sono invitati a pensare non solo alla singola circostanza, ma al rapporto che si sta costruendo momento dopo momento con il proprio bambino. Soffermarsi a pensare come ci si sentirebbe al posto dei bambini nella stessa situazione può aiutare a pensare meglio anche le parole da usare. Tra adulti ci si dà scappellotti? Ci si apostrofa con parole come “scemo”?
È importante fornire ai bambini messaggi precisi e non contrastanti: il No è No dall’inizio alla fine, il SI è tale fin da subito, altrimenti è troppa la confusione che si crea!
Questi suggerimenti insieme all’invito ad usare il “cervello razionale” non solo quello “emotivo”, sono alcuni dei messaggi che si possono leggere all’interno di questa guida, che non dà ricette ma spunti di riflessione ai genitori e che nella volontà dei suoi ideatori va diffusa ai genitori per aiutare a prevenire ogni forma di violenza sui bambini.
La “Guida pratica alla genitorialità positiva” è scaricabile al seguente link:
http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img164_b.pdf



