Avere il mondo in fotografia

Il ragazzo prende la macchina fotografica e scatta, contento e soddisfatto di poter maneggiare in libertà uno strumento digitale.

La macchina fotografica nelle sue mani diventa in quel momento un ponte verso il mondo e  una scusa per poter interagire con altre persone, altrimenti evitate con disagio, la necessità di dover in qualche modo superare le insormontabili barriere linguistiche date da una sordità non diagnosticata in tempo, da un percorso abilitativo cominciato troppo tardi e seguito in modo saltuario, tutti fattori che non hanno consentito il raggiungimento di una competenza linguistica né verbale.

Per scattare una foto ad una persona chiede il permesso, attende la risposta, guarda il suo volto, inquadra, fotografa, ringrazia, saluta, attende il saluto, se ne va.

Una sciocchezza. Un importante traguardo per gettare le basi di una comunicazione equilibrata e consapevole.

La macchina fotografica regala al ragazzo una serie di immagini statiche, monoreferenziali, monodimensionali, concrete. Esattamente come sono le parole che acquisisce adesso e che acquisirà. Saranno parole-immagini, sicuramente limitate per noi, ma altrettanto sicuramente fondamentali per lui. Le sue parole non rappresenteranno idee ma oggetti.

Infatti già è contento, sorride. Avere il mondo in fotografia è già una conquista. È molto di più che non averlo affatto.

(Laboratorio Italiano amico)