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Un laboratorio di giochi non finisce a mezzogiorno

E’ mezzogiorno di sabato. Il laboratorio finisce e i bambini scendono le scale della Fondazione Gualandi,  per raggiungere l’uscita. Nessuno tiene il corrimano perché le mani tengono già stretto un nuovo, “scintillante” giocattolo. Doveroso tenerlo in bella mostra.

I bambini sanno che in fondo a quelle scale ad aspettarli ci sono mamme e papà, pronti a sottoporsi al più difficile degli esperimenti: capire le loro spiegazioni al volo! Per un genitore il rischio di apparire "arretrato" è sempre dietro l’angolo.

Un gioco ogni volta diverso. Un gioco del quale solo il costruttore può facilmente conoscere nome e funzionamento. L’enorme entusiasmo dei bambini sta nell’aver costruito qualcosa che davvero funziona e diverte, potendo stupire chi quel gioco non l’ha mai fabbricato.

Al contrario, è bello poter cogliere la delicatezza (o l’intraprendenza) di quel papà che per non farsi trovare impreparato, domanda alla pedagogista: “Mi scusi, può dirmi come si chiama il gioco di oggi?” “Sa, vorrei fare bella figura con mia figlia!”. Un papà che non vuole essere da meno e vuole partecipare all’euforia di una bambina che con quattro anni e due mani porta a casa un“Rampichino”: la tartaruga di cartoncino che piano piano abbatte anche la forza di gravità...

Così, il laboratorio continua, da un sabato all'altro.

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Il rampichino