- Neve dappertutto
- Un laboratorio di giochi non finisce a mezzogiorno
- Lavorare insieme con la scuola
- Gino lo spazzino
- Comunicare di più, comunicare meglio
- Il sostegno che manca
- In un momento qualunque
- Piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva
- Quando educare è più difficile:Ricerca scientifica e scuola
- Tappi, spago e fantasia: due giornate a fabbricare giochi
- Un libro per genitori ed educatori
- La musica si tocca
- La scuola non vede i disabili
- La sordità non è un vestito
- Un progetto architettonico "educante"
- Luci e messaggi
- Un testimone fedele
- Se stai leggendo questa pagina, la sordità ti interessa
- Un fantasma del passato che ritorna ?
- Informazioni sanitarie sul web
- Crediamo nel gioco!
- Riconoscere e rispettare le consegne
- Lasciare tracce
- Avere il mondo in fotografia
- Per gioco o per davvero
- C'è un'età per la logopedia ?
- Terza Conferenza Nazionale sulla Disabilità
- Un anno nuovo comincia
- Pensieri in cammino
- Solo un gioco?
- Si possono colorare le idee?
- Un mosaico di forze
- Una bimba mi ha chiamata per nome…
- Educare è anche sporcarsi le mani
- Lo screening audiologico neonatale
- É Natale: cosa aspettiamo ?
- Questa è la prima di molte pagine
- Siamo in rete
Una bimba mi ha chiamata per nome…
Giulia AmbrosettoLavoro alla Fondazione Gualandi da qualche mese.
Prima dell’estate ho partecipato al laboratorio “Giocare con le Parole” occupandomi del gruppo dei bambini non udenti con età dai 3 ai 5 anni.
A settembre ho ritrovato alcuni di quei bambini che già avevo conosciuto e che mi conoscevano.
All’inizio dell'attività, per rinfrescare i nomi di tutti abbiamo fatto alcuni giochi che ci permettessero di ricordare e ripetere i nomi.
Noi educatrici pronunciavamo i nomi in modo ben scandito e, aiutandoci con lo sguardo, attiravamo l’attenzione di chi stavamo man a mano chiamando.
Ai bimbi chiedevamo di indicare la persona a cui si riferivano, in quanto anche pronunciare il proprio nome non è per loro un’impresa semplice.
Tra le difficoltà e le molte soddisfazioni, il nostro lavoro per giocare “con intelligenza” è andato avanti.
I bimbi si divertono, a volte capiscono, quando più, quando meno, e a volte purtroppo si prendono l’influenza… e così può succedere di giocare con una sola bambina. E’ stato proprio in questa occasione che ho fatto una bella scoperta.
Era già un paio di volte che io ed Elma giocavamo insieme. Durante le attività, le chiedevo di ripetere con me qualche parola e di costruire qualche oggetto. E’ stato in questa occasione che Elma di sua iniziativa mi ha chiamata per nome: “Giugia! Giugia!”
Mi stava chiamando per mostrarmi con orgoglio cosa aveva costruito.
Dopo tante ore trascorse insieme tra colori forbici e colla, che emozione sentirsi chiamare per nome da una bimba che di parole ne dice ben poche!







Scrivi un commento